© 2017, Andrey Semenov

Attenzione,
il tempo di esposizione
è di 20 secondi


Una volta mi hanno chiesto di dare un'occhiata ad un articolo sull'Ambrotipia prima di pubblicarlo. È una delle tecniche più antiche di stampa fotografica, inventata nell'800.


Nel testo c'era una frase: "Iniziamo. Il tempo di esposizione è di 20 secondi". Mi sono soffermato su questi 20 secondì — Sono un tipo diverso di fotografia questi 20 secondi... È quasi un film, ma in un unico fotogramma.


Di solito il tempo di esposizione si misura con centesimi o millesimi di secondo. Immaginate di scattare una foto con un'esposizione di 1/125; vuol dire che in venti secondi ci entrano 2500 intervalli di tempo uguali. Ma se è di 1/250? O di 1/2000? Saranno 40000! Immaginate 40000 foto in contemporanea. 20 secondi rispetto al tempo di esposizione usuale è quasi un'eternità!


Mi è venuto in mente "Theaters" di Hiroshi Sugimoto, il quale ha girato nelle vecchie sale cinematografiche americane. Sugimoto apriva l'otturatore della macchina fotografica all'apparizione delle prime didascalie e lasciava esporre il negativo per tutta la durata del film. L'immagine risultante mostrava lo schermo del cinema bianco, il vuoto. Però questo schermo bianco conteneva tutti i fotogrammi del film, intorno allo schermo venivano alla luce i dettagli dell'arredo, i bassorilievi e le poltrone della sala.


Venti secondi rappresentano un linguaggio diverso. In venti secondi può succedere di tutto, l'uomo cambia in questi venti secondi. Si cambia l'espressione del viso, i pensieri, le emozioni. Una persona cercherà di "mantenere l'espressione", fare la "duckface" oppure tenere un sorriso a 32 denti, un altro sentirà crescere l'insicurezza, un terzo si annoierà, un quarto eseguirà le direttive del fotografo, etc. 

Tutti i dubbi del soggetto, il suo sconcerto, le sue fatiche, la sua noia e concentrazione si riveleranno in un'immagine , sovrapposti uno sull'altro come il tempo. 


Dopo 100 nni dall'invenzione del processo colloidale Andy fotografava i videoritratti fatti ripresi con la videocamera facendo in fondo la stessa con differenza che questi venti (o cento venti) secondi lui li divideva in centinaia di immagini mostrandole una alla volta. Venti secondi è anti-Bresson, non c'è nessun momento decisivo. Ci sono migliaia di momenti in un'immagine. È un'altra esperienza, un'altra emozione.